Le masserie salentine sono strutture fortificate di avvistamento e di difesa costruite per respingere gli attacchi dal mare e da terra.
Si svilupparono nel XVI secolo e divennero centri di comunità agricole e sociali.
Venivano spesso costruite sopra delle grotte naturali dove venivano creati i frantoi per la produzione dell'olio di oliva di queste masserie salentine.
Intorno alla casa principale venivano costruite anche le case per i contadini, una chiesa e le stalle.
Dopo un periodo di abbandono, le masserie salentine sono state riportare al loro originale splendore e adesso offrono un tipo di ospitalità che consente ai turisti di venire in contatto con i ritmi e i panorami della terra circostante.
Da sempre terra di frontiera, la penisola salentina con le sue masserie, le sue coste basse e i numerosi approdi naturali ha costituito a lungo l’oggetto privilegiato degli assalti da parte di navi turche e barbaresche. L’esigenza di difendersi da tali insidie ha dato luogo alla costruzione di una fitta rete di torri masserie che, insieme alle torri costiere, costituiscono un complesso sistema di difesa tra il mare e l’interno degli abitati salentini.
Elemento qualificante e caratterizzante il paesaggio del Salento, la masseria esibisce una tipologia con un largo ventaglio di soluzioni architettoniche e si presenta come il tipico insediamento produttivo dell’Italia Meridionale. Le masserie fortificate salentine, realizzate soprattutto intorno alla metà del secolo XVI, sono edifici il cui aspetto, pur manifestando la preoccupazione per la difesa, denuncia talvolta l’esigenza di un confortevole soggiorno in campagna da parte di una classe sociale che non disdegna di abbandonare, anche se per brevi periodi, i fasti della città per rifugiarsi nelle proprie masserie in Salento.
Semplici ed essenziali nel loro impianto, le masserie salentine di estensioni piccole e medie (a differenza di quelle al di sopra di un ideale asse Taranto-Brindisi, a corte chiusa o a villaggio), si qualificano per la presenza di monumentali torri colombario, ma anche di neviere e di apiari. Molte di queste masserie presenti sul territorio salentino versano oggi in uno stato di abbandono; tuttavia meritano di essere ugualmente inserite in un itinerario che ci permetterà di conoscere ancora di più le vicende storiche che hanno segnato questo lembo estremo d’Italia.
Una serie di corpi di fabbrica, disposti generalmente a quadrilatero, con muretti a secco realizzati in pietra calcarea di vari tagli, forma e dimensione, con strade sterrate o appena asfaltate tra uliveti, vigneti e mandorleti… queste sono, in sintesi, le masserie in Salento.
Il termine masseria deriva da "massae" o "massaricus", ovvero una estensione di terreno di proprietà privata con una serie di dimore ed annessi servizi che variano in base alle possibilità economiche del proprietario e all’ampiezza dell’appezzamento dei terreni da coltivare.
La casa rurale è un insieme di vari manufatti architettonici, in cui il tempo è scandito dalla vita domestica che si esprime nella pianificazione delle attività dedite al lavoro nei campi, all’allevamento dei greggi e degli armenti e nella trasformazione di alcuni prodotti della terra, realizzati nelle masserie in Salento.
I contadini nel periodo di produzione non si spostavano mai dalle masserie salentine in cui lavoravano e dimoravano in alloggi di fortuna o in "casedde" o in trulli, questo per permettere una piena operatività lavorativa e per la penuria di veicoli a motore che permettessero un rapido spostamento dal centro urbano alla campagna in cui si trovavano le masserie.

