Viaggiatori francesi nel Salento

lunedì, novembre 2, 2009 9:34
Categoria: Storie

Ecco cosa scriveva Charles Didier del Salento, una volta chiamato Terra d’Otranto, durante il suo viaggio: “La terra d’Otranto è la regione più orientale del regno di Napoli e forma il tallone dello stivale italico. E’ un’Italia in miniatura.

Battuta da una parte dall’Adriatico, dall’altra dal mar Ionio, ha forma di penisola e tutte le meraviglie, tutti i tesori della grande Penisola si ritrovano in piccolo in questa penisola ridotta. [...]

Le marine del capo di Leuca sono completamente dorate di limoni e di aranci. Il tabacco mostra le sue larghe foglie e diffonde il suo aroma, l’aloe fa bella mostra del suo immobile pennacchio; e, cullate dalla brezza marina con grazia e con languore, eterno modello di scultura e di pittura, alcune palme fanno dondolare, di tanto in tanto nel cielo, la loro chioma esotica. [...]

 

La terra d’Otranto, nell’antichità, ebbe diversi nomi, o piuttosto diversi popoli le imposero il proprio. Ora è il paese dei Salentini, ora quello dei Messapi. [...] Il carattere generale della penisola d’Otranto è la grazia e la dolcezza. Immensi oliveti coprono le pianure; numerose masserie bianche animano il paesaggio, e l’architettura svelta e un po’ moresca dei campanili rustici gli conferisce un aspetto originale. [...]

 

La vita è facile. Le città e i paesi sono eleganti e puliti; e come per i campanili, l’architettura delle umili case è leggera e graziosa. Esse sono senza tetto e terminano con terrazze ornate di fiori; un cortile interno immette negli appartamenti. Questi cortili domestici, quadrati e pavimentati da lastroni di pietra, sono ombreggiati da una pergola, sotto la quale, durante il giorno, le donne si riuniscono a filare. La sera si prende il fresco sulle terrazze.

 

Benché l’olivo sia il re del paese, non regna sempre da solo. Di tanto in tanto, soprattutto sulla costa meridionale, il ricco e nero carrubo interrompe il pallido e uniforme olivo, disputandogli il dominio. Qui i lecci non sono rari e il pino è comune; esso apre qua e là il suo ventaglio, che non è mai fermo, mentre le palme dominano le coste con la loro chioma e caratterizzano le estreme spiagge della Magna Grecia con un che di orientale.

 

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