Finibusterrae – Vittorio Bodini

lunedì, dicembre 15, 2008 12:25

Finibusterrae
Vorrei essere fieno sul finire del giorno
portato alla deriva
fra campi di tabacco e ulivi, su un carro
che arriva in un paese dopo il tramonto
in un’aria di gomma scura.
Angeli pterodattili sorvolano
quello stretto cunicolo in cui il giorno
vacilla: è un’ora
che è peggio solo morire, e sola luce
è accesa in piazza una sala da barba.
Il fanale d’un camion,
scopa d’apocalisse, va scoprendo
crolli di donne in fuga
nel vano delle porte e tornerà
il bianco per un attimo a brillare
della calce, regina arsa e concreta
in questi umili luoghi dove termini, Italia, in poca rissa
d’acque ai piedi d’un faro.
È qui che i salentini dopo morti
fanno ritorno
col cappello in testa.

Vittorio Bodini, il capogruppo dei futuristi leccesi, è un poeta che ha molto arricchito il panorama letterario del Novecento. Nato a Lecce, ha sempre vissuto un rapporto molto ambiguo con la sua terra, come si evince dalla poesia dedicata a Leuca. Un legame molto intimo per via delle sue origini, ma sofferto per la lontananza – ha vissuto per un periodo molto lungo in Spagna e in altre città italiane – e lo stato di abbandono in cui spesso versa il Sud.

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