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	<title>Salentotime &#187; castro</title>
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		<title>Castro: il suo incanto e la sua bellezza</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 17:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Castro, 1950 (Cesare Brandi): <em>il suo incanto e la sua bellezza, “che è terra terra”, concreta in tutto, e il panorama si vede perché il paese sta in alto, non perché sia stato costruito il belvedere con le panchine: e il porticciolo, quello più piccolo, non ha neppure un molo, “ma solo degli enormi, stupendi massi naturali, entro cui le barche si muovono scodinzolando come anatre”.</em></p>
<p><em>Ma l’acqua, “l’acqua aveva dei riflessi verdi come i bronzi delle nostre piazze (e penso, naturalmente, a quelli di piazza della Signoria). Poc’acqua, e di quel verde, che quasi era bronzo: e fra quei massi, che parevano lentamente arrotondati, consunti, dai piedi degli uomini, dai fianchi delle barche, dal dorso delle ondine … “</em></p>
<p><em>Ma Castro non è tutta qui. “Da un arco scavato nella roccia si passava all’altro porto, di lì si vedeva la costa sassosa, convulsa e ordinatissima”, la costa che poi porta a Santa Cesarea terme, e che ha delle tappe meravigliose: grotte a non finire. La Zinzulusa, “che sarebbe come dire la sbrindellata”, si trova poco lontana.</em></p>
<p><em>Non assomiglia alle solite grotte “più o meno azzurre che, ad imitazione di quella di Capri, ogni costa da turismo tenta di ammannire al forestiero”. Si tratta invece, annota Brandi, “di un boccaporto immenso, altissimo sul mare, tutto sgocciolato di stalattiti, come una volta araba: andando dentro ci sono altre meraviglie, ma quella davvero inusitata resta l’ingresso, perché così aperto, accogliente, innocuo e terrificante, non ha paragoni”. E al di sopra della grotta è la battaglia dei sassi: “Per sassosa che sia la Puglia, mai da nessuna parte ce n’è tanti”. E i contadini, pazientissimi, ne hanno fatto una selva di muretti, di contrafforti, di pagliare, per farci nascere appena un ficodindia, un carrubo. Non più di questo.</em></p>
<p><em>“Ma una tale deserta Tebaide di alberi in solitudine entro un recinto di sassi, è anch’essa incomparabile”.</em></p>
<p><em>Poi ci sono le stazioni paleolitiche, la Grotta Romanelli, quella delle Streghe, e così via. “Se allora mettete tutto questo in conto al mare, che è già lo Jonio, anche se ci sfocia l’Adriatico, potete immaginare di che tono, di che profondità è quell’azzurro su fondo rossastro: il mare di Ulisse”.</em></p>
<p><em>L’Adriatico riesce a dare allo Jonio i riflessi interni delle alghe, e si trascina ostinatamente fino a Santa Maria di Leuca. “E’ là che si vede dall’alto, a destra se il tempo è calmo, come una lunga cicatrice nel mare: rimane immobile, come quando si riempie una fossa, che la terra non ci rientra e fa la gobba. E invece è liquida: è l’acqua stessa del mare, o meglio dei mari che si congiungono; e sembra una mitologia. Ma è proprio vero, e ognuno se ne può rendere conto, portandosi su quell’estrema punta: vedrà l’unione tenace dei due mari, che si stringono e che nessuna forza al mondo può separare.</em></p>
<p><em>Un miracolo, dunque. Che non si ripete altrove nel mondo”.<br />
</em></p>
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		<title>Il tempio di Minerva rinvenuto a Castro</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 10:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Floriana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lì approdò Enea. Lì mise finalmente piede in terra d´Italia. La terra promessa, l’&#8221;antica madre&#8221; come gli aveva predetto l´oracolo di Apollo. E per la prima volta dopo tanto vagare, si sentì a casa. Accadde a Castro, cittadina sulla costa adriatica del Salento, come dimostrano le ultime scoperte degli archeologi dell’Università di Lecce. Virgilio racconta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Lì approdò Enea. Lì mise finalmente piede in terra d´Italia. La terra promessa, l’&#8221;antica madre&#8221; come gli aveva predetto l´oracolo di Apollo. E per la prima volta dopo tanto vagare, si sentì a casa. Accadde a Castro, cittadina sulla costa adriatica del Salento, come dimostrano le ultime scoperte degli archeologi dell’Università di Lecce. Virgilio racconta che Enea, già prima di attraccare, aveva scorto da lontano il porto e &#8220;sulla rocca il tempio di Minerva&#8221;. E secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso (e poi tutti i commentatori di Virgilio), Enea sbarcò in una località chiamata Castrum Minervae. Il nome di Minerva ritorna, dunque, insistente. E a Castro, nei giorni scorsi, è venuto alla luce proprio il suo tempio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Già nel 2002 hanno avuto inizio a Castro i lavori di consolidamento e restauro delle mura aragonesi sulla collina a strapiombo sul mare. Durante questi interventi sono affiorati i primi segni della precedente cinta muraria risalente al III secolo a.C., ovvero all’età dei Messapi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Questa scoperta sensazionale è stata descritta su svariate pagine della rivista scientifica più diffusa in Italia, Focus. Nelle pagine della rivista è possibile ammirare foto e immagini raffiguranti i resti del tempio oltre a frammenti di una statua femminile, armi in ferro ed altro materiale interessante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Dopo anni di tenacia e duro lavoro, l’equipe guidata dal professor Francesco D’Andria, direttore della Scuola di specializzazione in archeologia dell’Università del Salento, ha fatto sì che il tempio di Minerva fosse riportato alla luce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Si tratta di un blocco che faceva parte del frontone caratterizzato dal triglifo, un elemento decorativo dell’ordine dorico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il Comune di Castro è già impegnato nel recupero e nella valorizzazione dell’intera area che prevede il restauro delle mura intorno all’acropoli, il definitivo restauro del castello aragonese e la realizzazione del percorso intorno alle mura per permettere ai turisti di passeggiare a pochi passi dai rinvenimenti ed immergersi nell’atmosfera del tempo.</span></p>
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